
Roma, 29 settembre 1901 - Chicago, Illinois, 29 novembre
1954. Premio Nobel 1938 "per aver dimostrato l'esistenza di
nuovi elementi radioattivi prodotti da bombardamento con neutroni
e per la scoperta delle reazioni nucleari indotte da neutroni
lenti". Nel centenario della nascita del grande scienziato
riportiamo un ritratto biografico redatto da Edoardo Amaldi
(Carpaneto Piacentino, 5-9-1908 - Roma 5-12-1989), insigne
esponente della scuola romana di fisica.
Già a dieci anni Fermi aveva uno straordinario interesse per la
matematica e soprattutto per la fisica, probabilmente stimolato
in lui dai discorsi degli amici di suo padre, alcuni dei quali
erano ingegneri. Sopo la morte, avvenuta nel 1915, del fratello
Giulio, che era anche il suo compagno di giochi, Fermi si legò
di amicizia con un ragazzo di circa un anno più vecchio di lui
che era stato compagno di scuola di Giulio: Enrico Persico. I due
ragazzi avevano in comune la passione della fisica: essi
s'incontravano per discutere di problemi scientifici, per fare
esperimenti di fisica e scambiarsi idee sui loro studi, che
alimentavano andando in cerca, per bancarelle e rivenditori di
libri usati, di trattati di matematica e fisica.
Fu in quel periodo che Fermi acquistò a Campo dei Fiori un
trattato di fisica matematica in due volumi di circa 900 pagine,
stampato in latino nel 1840, e lo lesse e assorbì senza sforzo,
nonostante che in esso fossero usati tutti i metodi matematici
del tempo per la trattazione della meccanica dei mezzi
discontinui e continui, dell'ottica e dell'astronomia.
Nei suoi studi di matematica egli fu consigliato nel periodo
1914-18 da un collega di suo padre, Adolfo Amidei, ispettore
principale delle ferrovie. Questi, che si era convinto che
"Enrico era veramente un ragazzo prodigioso", cominciò
a prestargli, secondo un ordine assai ben predisposto, una serie
di testi di livello universitario di trigonometria, geometria,
algebra, meccanica razionale e ingegneria, che il giovane Fermi
lesse e apprese in maniera profonda nel periodo in cui
frequentava il ginnasio e il liceo. Parallelamente a questi libri
di carattere prevalentemente matematico, Fermi lesse e assorbì
vari libri di fisica; oltre a quello sopra citato, egli studiò,
per esempio, il grosso Trattato di fisica di Chwolson che
terminò nell'estate del 1918 anche allo scopo di prepararsi al
concorso per la Scuola Normale Superiore di Pisa, a cui voleva
partecipare secondo un progetto maturato fra lui e Amidei.
Superato brillantemente questo esame, Fermi s'iscrisse a fisica
all'Università di Pisa, dove si laureò nel luglio 1922 con una
tesi sperimentale sulla diffusione dei raggi X da parte dei
cristalli curvi e sulle immagini che si possono ottenere in tal
modo. Nel frattempo aveva già cominciato a pubblicare vari
lavori di carattere teorico su questioni di elettrodinamica e
relatività. In quel periodo divenne amico di un suo compagno di
corso, Franco Rasetti, con cui si sarebbe ritrovato più tardi a
Firenze e a Roma.
Subito dopo la laurea si recò a Gottinga per una borsa di studio
del Ministero della Pubblica Istruzione che gli permise di
proseguire i suoi studi e di allargare la sua cultura restando
per circa sei mesi nell'istituto di Max Born proprio nel periodo
in cui a Gottinga andavano maturando alcune delle idee che pochi
anni dopo sarebbero sfociate nella meccanica quantistica. In
quell'istituto Enrico Fermi incontrò vari giovani fisici come W.
Heisenberg, W. Pauli e P. Jordan, che nel giro di pochi anni
dovevano diventare i più diretti artefici delle nuove
concezioni. Sembra però che Fermi non sia riuscito ad affiatarsi
con questi suoi grandi coetanei, con i quali riuscì a stringere
rapporti più stretti solo qualche anno dopo.
Già prima di recarsi in Germania, Enrico Fermi era stato
presentato da Persico a Orso Mario Corbino, professore di fisica
sperimentale e direttore dell'Istituto di Fisica dell'Università
di Roma dove Persico a quell'epoca era assistente. Questi era
stato colpito dalla maturità e capacità di penetrazione che
Fermi mostrava nella discussione di difficili problemi sia
teorici sia sperimentali del tipo più vario e pertanto si
adoperò affinché al ritorno da Gottinga la facoltà di scienze
dell'Università di Roma affidasse a Fermi, giovanissimo,
l'incarico d'insegnamento del corso di istituzioni di matematica.
Da quel primo incontro fino allo morte di Corbino, avvenuta
prematuramente nel 1937, i rapporti fra questi due uomini furono
di grande stima reciproca e di amicizia profonda. Da un lato
Corbino ammirava in Fermi le qualità dell'ingegno e si rendeva
conto come pochi altri delle capacità eccezionali del giovane
fisico, dall'altro Fermi sentiva l'ascendente di Corbino che si
imponeva grazie al suo vivacissimo ingegno, al suo passato e
cultura di scienziato, alle sue qualità di uomo di larghe vedute
e al suo fervido spirito di animatore degli studi di fisica in
Italia. Nell'autunno del 1924, per una borsa di studio della
Rockefeller Foundation, Fermi si recò a Leiden ove rimase tre
mesi presso P. Ehrenfest, i cui lavori di carattere statistico
avevano attratto grandemente la sua attenzione. Oltre a
Ehrenfest, a Leiden c'erano S. Kronig, S. A. Goudsmit, G. E.
Uhlenbeck e Fermi si trovò completamente a suo agio; per la
prima volta nella sua vita si rese pienamente conto delle sue
capacità e ricevette lo stimolo ad accingersi ad affrontare
problemi di carattere fondamentale.
Nel biennio 1924-25 e 1925-26 Fermi insegnò ancora per incarico,
fisica matematica e meccanica razionale presso l'Università di
Firenze ove si ritrovò con Franco Rasetti.
Alla fine del 1926, avendo vinto l'apposito concorso, Fermi fu
chiamato a ricoprire la cattedra di fisica teorica istituita
presso la facoltà di scienze dell'Università di Roma, ad opera
principalmente di Corbino. Enrico Persico, riuscito secondo allo
stesso concorso, fu chiamato a ricoprire l'analoga cattedra di
Firenze. Nella nuova sede Fermi aggiunse alla sua instancabile
attività di ricerca un'intensa opera di maestro, con l'intento
di creare in Italia una scuola di Fisica; in questo egli aveva il
pieno appoggio di Corbino e la collaborazione di Rasetti che lo
aveva seguito da Firenze a Roma, diventando prima aiuto di
Corbino e in seguito professore di spettroscopia (1931).
Si formò così negli anni 1926-38, all'Istituto di fisica di Via
Panisperna, un primo gruppo di allievi, in parte teorici (U.
Fano, B. Ferretti, G. Gentile jr., E. Maiorana, L. Pincherle, G.
Racah, G. C. Wick) e in parte sperimentali (M. Ageno, E. Amaldi,
E. Fubini-Ghiron, B. Pontecorvo, E. Segré); tutti subirono il
fascino e un'influenza determinante da parte di Fermi.
L'attività di ricerca di Fermi può essere divisa grosso modo in
tre periodi, secondo il tipo di problemi affrontati. I lavori del
primo periodo (1921-33) sono un'ottantina: oltre ad alcune
questioni di relatività ed elettrodinamica, essi riguardano
problemi di fisica atomica, molecolare e di stato solido. Il più
importante è quello (fatto a Firenze) sulla statistica
antisimmetrica come egli la chiamava, cioè secondo la
denominazione universalmente poi adottata, sulla statistica di
Fermi o di Fermi-Dirac, essendo P. A. M. Dirac poi pervenuto agli
stessi risultati per altra via.
Si sa oggi che tutte le particelle di spin fratto (come
l'elettrone, il protone, il neutrone, ecc.) ubbidiscono a questa
statistica cosicché vengono chiamate fermioni, mentre quelle con
spin intero (come il fotone e i vari mesoni) ubbidiscono
all'altra statistica quantica, quella di Bose-Einstein, e vengono
pertanto chiamate bosoni. Oltre a questo lavoro, risale a quel
periodo un nuovo modello di atomi detto in seguito di
Thomas-Fermi, che egli stesso e i suoi allievi applicarono a
numerosi problemi di chimica e fisica e che viene ancor oggi
usato in questioni di stato solido, di astrofisica, ecc. Sono di
quel periodo anche molti lavori in cui Fermi fece la teoria di
vari fenomeni ancora inspiegati (come il rapporto delle
intensità dei doppietti degli alcalini, l'effetto Raman delle
molecole e dei cristalli, l'effetto della pressione sulle righe
spettrali, le strutture iperfini e così via), ognuno dei quali
è di validità permanente e ha costituito un modello a cui si
sono ispirati molti autori di epoche successive.
è di quel periodo una formulazione dell'elettrodinamica
quantistica che, dal 1930 in poi, ha costituito lo schema seguito
in tutte le trattazioni successive, non solo
dell'elettrodinamica, ma della teoria dei campi in generale.
Il secondo periodo dell'attività di ricerca di Fermi va dal 1933
al 1949 e riguarda la fisica nucleare e le sue applicazioni. Esso
si apre con un celebre lavoro del 1933 in cui viene esposta la
teoria che costituisce ancor oggi il fondamento delle più
moderne trattazioni delle interazioni deboli.
Questo lavoro è forse il più importante e originale di tutta la
produzione teorica di Fermi; esso non era ancora apparso sulla
stampa scientifica, quando giunse a Roma la notizia che i coniugi
F. e I. Joliot-Curie, a Parigi, erano riusciti a produrre la
radioattività in alcuni elementi leggeri sottoponendoli
all'azione delle particelle alfa .
Immediatamente Fermi decise di provare a provocare la
radioattività usando come proiettili i neutroni. Dopo alcuni
tentativi infruttuosi l'esperienza diede esito positivo e Fermi
annunciò, nel marzo del 1934, la scoperta della radioattività
artificiale provocata da neutroni. Egli chiese subito l'aiuto di
alcuni suoi collaboratori e allievi (E. Amaldi, F. Rasetti ed E.
Segrè a cui si aggiunsero nel seguito il chimico O. D'Agostino e
il neolaureato in fisica B. Pontecorvo) e si accinse a studiare
il nuovo fenomeno su larga scala.
In pochi mesi furono prodotti oltre quaranta nuovi corpi
radioattivi; molti furono individuati chimicamente e fu
dimostrata la natura del loro processo di produzione.
Nell'ottobre dello stesso anno 1934 (lavorando in collaborazione
con Amaldi, Pontecorvo, Rasetti e Segrè) scoprì un altro
importante fenomeno. In tutti i casi in cui la radioattività
provocata da neutroni era dovuta a un processo di cattura del
neutrone seguita di emissione di quanti gamma (cattura
radioattiva), l'intensità del fenomeno poteva venire esaltata di
un fattore assai grande, in opportune circostanze dell'ordine di
50 o addirittura 100, circondando la sorgente di neutroni e il
corpo irradiato con una sostanza idrogenata come l'acqua o la
paraffina. Questo effetto coinvolge due diversi fenomeni: il
primo è che per urti successivi contro gli atomi d'idrogeno del
mezzo (detto nel seguito moderatore) i neutroni perdono la loro
energia fino a ridursi a "neutroni lenti", cioè
neutroni il cui spettro si estende fino alle energie di
agitazione termica; l'altro, assai più sorprendente a
quell'epoca, è che questi neutroni lenti sono enormemente più
efficaci di quelli veloci nel produrre certi processi nucleari,
come la cattura radioattiva o la scissione di certi isotopi degli
elementi pesanti (come l'235U92 ed il 233Th90). Lo studio fatto
successivamente delle proprietà dei neutroni lenti e del loro
modo d'interagire con i nuclei portò a numerose altre scoperte:
fra queste vanno ricordate l'assorbimento anomalmente elevato dei
neutroni da parte di vari nuclei, in particolare nel boro (con
emissione di particelle alfa) e nel cadmio (con emissione di
raggi gamma), l'esistenza in molti nuclei di risonanza
caratteristiche, cioè d'intervalli di energia molto ristretti
entro i quali, come nel caso delle righe di assorbimento della
luce (caratteristiche degli atomi), i neutroni vengono assorbiti
dai nuclei in maniera eccezionale; infine i vari aspetti del
meccanismo di rallentamento dei neutroni la cui comprensione, nel
giro di pochi anni, sarebbe divenuta essenziale per l'impiego
pratico di moderatori.
Dopo il suo primo viaggio negli Stati Uniti avvenuto nel 1930,
Fermi era stato spesso invitato a svolgervi corsi di lezioni
durante le sessioni estive di varie università e aveva ricevuto
in più occasioni offerte per cattedre permanenti particolarmente
importanti. Più volte egli si era sentito incerto di fronte a
queste offerte, combattuto fra il desiderio di restare in Italia
conservando e rinsaldando così i forti legami di vita e di
lavoro, e l'aspirazione a vivere e far vivere la propria famiglia
in un clima meno increscioso di quello che era andato creando in
Italia sotto il fascismo. La decisione fu provocata nel 1938
dalle leggi razziali che lo colpivano nella famiglia: la moglie,
Laura, era di origine ebraica.
Nell'autunno del 1938 Enrico Fermi accettò quindi un'offerta
della Columbia University e, con una regolare aspettativa
concessa dal Ministero, si trasferì negli USA.
Solo dopo due anni l'aspettativa non veniva più rinnovata dal
Ministero dell'Educazione Nazionale e pertanto il trasferimento
di Enrico Fermi negli USA assumeva anche formalmente, il
carattere di una partenza definitiva. Giunto alla Columbia
University, Enrico Fermi riprendeva il suo lavoro di maestro e di
ricercatore con la stessa calma aggressività di fronte ai
problemi scientifici ancora insoluti che aveva avuto durante il
periodo romano.
La scoperta della scissione dell'uranio provocata dai neutroni,
fatta da O. Hahn e F. Strassman nel 1939, apriva, pochi mesi dopo
il suo arrivo negli USA, nuove possibilità. Se in tale processo,
oltre all'elevata energia, si fosse liberato un numero
sufficiente di neutroni, questi avrebbero potuto produrre a loro
volta altre scissioni e iniziare così ciò che viene usualmente
indicato come una reazione a catena. Fermi non fu il solo, ma
certo fu uno dei primi a rendersi conto di questo e mise a
esplorare il campo con l'aiuto di vari collaboratori, fra i quali
vanno ricordati in modo particolare H. L. Anderson, L. Szilard e
W. H. Zinn, il primo dei queli avrebbe anzi seguitato a lavorare
con Fermi fino alla sua morte.
Alcuni importanti lavori sulla scissione dell'uranio furono
pubblicati da Fermi e collaboratori nel corso del 1939 ma ben
presto apparve chiaro che se fosse stato possibile provocare una
reazione a catena, ciò avrebbe potuto acquistare un'importanza
pratica notevole. La guerra era già in atto in Europa e si stava
estendendo a tutto il resto del mondo e, di conseguenza,
l'espressione "importanza pratica" acquistava in quel
clima, non solo il significato di una nuova sorgente di energia,
ma anche una lontana possibilità di nuovi ordigni esplosivi. I
risultati delle ricerche in questo campo venivano pertanto
considerati d'importanza militare e quindi tenuti segreti. In
quell'epoca il gruppo diretto da Fermi cominciò a lavorare per
il governo americano nei laboratori della Columbia University ove
rimase fino alla primavera del 1942, epoca in cui fu trasferito a
Chicago. Ivi, il 2 dicembre 1942, entrò in funzione la prima
pila nucleare progettata e costruita da Enrco Fermi con la
collaborazione di due gruppi diretti rispettivamente da H. L.
Anderson e W. H. Zinn.
Dopo questo risultato, che bruscamente trasformava la fisica dei
neutroni da un complesso e raffinato capitolo della fisica
nucleare in una importante branca dell'ingegneria, con notevoli
conseguenze industriali ed economiche e implicazioni sociali
sotto molti aspetti assai gravi, Enrico Fermi si dedicò allo
sviluppo e perfezionamento della pila fino all'inverno 1944,
epoca in cui si trasferì a Los Alamos, ove a partire dal 1942
erano stati organizzati sotto la direzione di J. R. Oppenheimer i
laboratori per lo sviluppo delle applicazioni belliche
dell'energia nucleare. In questa sede Fermi non fu inserito nella
preesistente organizzazione, ma ebbe un compito di consulenza
generale, fino all'estate 1945 quando le prime armi atomiche
furono impiegate dagli USA sul Giappone.
Finita la guerra, Fermi tornò a Chicago, ove nel gennaio 1946 fu
nominato professore di quella Università e membro dell'Institute
of Nuclear Studies, che dopo la sua morte fu dedicato al suo
nome.
L'attività di ricerca svolta a Chicago fino al 1949 seguita a
riguardare i neutroni lenti, prodotti ora con ben altra
intensità per mezzo di un reattore (o pila) nucleare: in
particolare risale a quegli anni la cosiddetta ottica dei
neutroni lenti, destinata a diventare una metodologia di
straordinaria importanza per lo studio dello stato solido. Con
questi lavori si chiude il secondo periodo della sua attività di
ricerca, i cui risultati sono raccolti in una cinquantina di
lavori fatti in Italia e una centinaio fra lavori e rapporti
(pubblicati questi ultimi solo dopo la sua morte) fatti negli
USA.
Con l'entrata in funzione del ciclotrone da 450 MeV
dell'Università di Chicago, costruito da H. L. Anderson, inizia
il terzo periodo dell'attività scientifica di Enrico Fermi,
rivolta allo studio delle proprietà dei mesoni pi o pioni.
Anche in questo campo Fermi e collaboratori ottennero numerosi
risultati fondamentali, fra i quali basti ricordare la scoperta
della produzione, nell'urto pione-protone, della prima risonanza
chiamata in seguito Delta(1236). E anche a Chicago la sua
attività di ricerca è affiancata da un'impareggiabile opera di
maestro; egli crea così, per la terza volta nella sua vita, una
nuova scuola di fisica il cui interesse prevalente è lo studio
delle particelle elementari; fra gli allievi teorici di questo
periodo spiccano G. Chew, M. L. Goldberger, T. D. Lee e C. N.
Yang, fra gli sperimentali W. O. Chamberlain, A. H. Rosenfeld, J.
Orear, J. Steiberger e C. A. Wattenberg.
Dopo un primo viaggio per partecipare al Congresso internazionale
sulla radiazione cosmica, tenuto a Como nell'estate del 1949,
Fermi tornò in Italia nell'estate del 1954 per tenere un corso
(indimenticabile per il contenuto fisico e la semplicità
formale) sulla fisica dei pioni alla scuola estiva di Varenna. Ma
la sua salute era già minata; rientrato a Chicago, veniva
sottoposto a un'operazione esplorativa che permetteva
d'individuare ormai troppo tardi il male che lo consumava da
tempo. Anche in queste circostanze, a lui pienamente note,
conservava la sua calma serena fino la momento della morte, nella
sua abitazione nei pressi dell'Università di Chicago, il 29
novembre 1954.
Non ha molto scopo e forse anche ben poco senso cercare di
esprimere un giudizio sull'opera di Enrico Fermi e sulla sua
figura di scienziato e di uomo. Le sue note e memorie originali
sono state raccolte in due volumi di oltre duemila pagine, che
costutuiscono il suo più valido monumento: esse riguardano
argomenti dei più diversi tipi, che vanno dalla termodinamica
all'astrofisica, dall'elettrodinamica alla fisica atomica, dalla
fisica molecolare a quella nucleare e alle sue applicazioni,
dallo stato solido alla fisica delle particelle elementari. In
tutti questi campi Fermi ha apportato contributi essenziali,
talvolta teorici talaltra sperimentali, sempre con acuto spirito
di naturalista aderente e interessato solo ai fatti della natura,
con una sicurezza matematica, un'inventiva da sperimentatore e
una solidità da ingegnere come nessun altro scienziato del
nostro secolo. Vissuto in un periodo di eventi storici drammatici
è stato portato dal suo stesso lavoro ad avere in essi una parte
di primo piano, ma l'aspetto più importante della sua vita è
stato quello della scoperta scientifica.
by Elena T.
Lugo, A.S. 2001-2002