Lo scanner appartiene alla classe dei dispositivi
optoelettronici e sono fra i più diffusi
strumenti di digitalizzazione.
In generale lo scanner permette di ottenere contemporaneamente
una risoluzione molto elevata e una grande
precisione geometrica. Solitamente i sensori utilizzati
sono costituiti da elementi allo stato solido che operano la
trasduzione del segnale luminoso in segnale elettrico.
L'immagine è posta su un supporto piano (vetro) trascinato
ortogonalmente alla figura, mentre la scansione è
effettuata dal raggio luminoso riflesso fornendo così
l'intensità. Questo semplice schema di scanner del tipo a
"punto luminoso mobile" può essere generalizzato
con quello del tipo a "colonna luminosa mobile".
Per immagini in b/n è sufficiente un fotomoltiplicatore,
mentre per immagini a colori sono necessari 3 fotomoltiplicatori,
uno per ogni canale R,G,B. Nell'operazione di scanning s'introducono sempre delle degradazioni dovute alla dispersione dell'energia luminosa (scattering). |
Sistema RGB sintesi additiva
| Sistema RGB | Lunghezza d'onda in nano-metri |
per es. con una miscela nei rapporti: |
|---|---|---|
| R = Rosso | 700 nm | |
| G = Verde | 56 nm | |
| B = Blú | 435 nm |
In generale il colore C è dato da:
Il nero è rappresentato dall'origine degli assi,
mentre al bianco corrisponde il punto di coordinate (1,1,1).
I livelli di grigio sono posti nella diagonale (tratteggiata)
che li congiunge. I colori della Sintesi additiva
sono posti agli estremi dei segmenti unitari sui tre assi,
mentre quelli della Sintesi sottrattiva
(giallo, magenta, ciano) occupano i vertici residui del cubo.
|
Lo spazio RGB è stato sviluppato sulla base delle necessità specifiche della sintesi additiva su terminali grafici e televisivi. Il più familiare spazio a sintesi sottrattiva (giallo, magenta, cromo) viene invece utilizzato in fotografia (e in pittura!)
Per poter rappresentare il segnale analogico (funzione continua) in un elaboratore è necessario prendere un numero limitato di campioni e procedere poi alla loro quantizzazione al fine di poterli rappresentare con un numero limitato di cifre.
Il procedimento si può estendere ad immagini
bidimensionali: si misura l'intensità luminosa media in ogni
quadratino di una griglia sovrapposta all'immagine da digitalizzare.
L'insieme di tali valori medi, posti come valori rappresentativi
della luminosità del baricentro dei quadratini stessi,
rappresenta a tutti gli effetti l'equivalente numerico dell'immagine
in esame. Tali quadratini vengono denominati pixel
(picture element).
Empiricamente si è portati a scegliere la
dimensione
del lato del pixel eguale alla dimensione dei più piccoli
dettagli di oggetti di cui si vuole conservare traccia nell'immagine
digitale.
Quantitativamente è necessario che i passi di
campionamento
in ciascuna direzione (x, x) siano eguali alla metà delle
corrispondenti dimensioni dei più piccoli oggetti presenti.
Se non si segue questo criterio si può incorrere nell'effetto
scacchiera.
In una foto in b/n si ha una intensità luminosa che
corrisponde ai
livello di grigio. L'operazione di quantizzazione consiste nello
stabilire dei livelli di decisione d 1, d 2...,
d n e rappresentare ciascuno campione mediante il livello
più vicino.
Internamente al computer si usano interi
compresi tra 0 e una potenza di 2:
=> il valore massimo dell'intensità è d n
= 2
m
m = numero di bit utilizzato per rappresentare i campioni.
Tanto maggiore è m e tanto minore è l'errore commesso
della quantizzazione. Di solito è sufficiente
m = 8 => 2
8 = 256 livelli di grigio.
A mano a mano che m diminuisce
aumenta il fenomeno dei falsi contorni cioè nelle zone
dove l'intensità luminosa varia con gradualità
si hanno salti nei valori dell'intensità
quantizzata).
m = 1 => 2 1 = 2 soli livelli b/n
Questa tecniche si rendono talvolta necessarie in conseguenza di distorsioni introdotte da operazioni precedentemente effettuate ad es. trasmissione, copia, conversione analogica-digitale. Si chiamano puntuali perché la modifica del livello di grigio in ogni piccolo pixel dipende solo dal livello di grigio nel pixel stesso e non da quello nei pixel adiacenti.
molto spesso le immagini in b/n presentano in fase di visualizzazione una scarsa qualità visiva (piattezza) cioè una mancanza di contrasto fra le zone a diversa luminosità. La causa è che i valori effettivi dell'intensità luminosa dell'immagine occupano un intervallo troppo ristretto rispetto all'intervallo dinamico, ossia all'intera gamma di valori possibile sul dispositivo di visualizzazione. Il rimedio è procedere ad un'opportuna ridistribuzione dei valori dell'intensità luminosa; si migliora così la qualità visiva dell'immagine.
La più semplice trasformazione percentuale ha una relazione lineare:
y = ax + b
dove
x = rappresenta i livelli di grigio dell'immagine originale;
y = rappresenta i livelli di grigio dell'immagine trasformata;
a = coefficiente angolare;
se a > 1 => il contrasto aumenta;
se a < 1 => il contrasto diminuisce;
b = alza o abbassa la luminosità globale dell'immagine trasformata.
![]() | <=trasformazione lineare al tratto. |
|
<= caso limite per l'ottenimento di due soli livelli
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ver. 1.00
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