
Ministero dell'Interno
Ministero della Pubblica Istruzione
Seminario Nazionale per la diffusione della cultura
della protezione civile nella scuola dell'obbligo
della protezione civile nella scuola dell’obbligo
I rischi domestici
Indice
Arch. Valter Cirillo
Ispettorato Insediamenti Civili, Commerciali, Artigianali ed Industriali
Direzione Generale della Protezione Civile e dei Servizi Antincendi
Il rischio
Quando lavoriamo, quando viaggiamo, quando ci divertiamo, ed anche quando siamo in casa nostra, siamo costantemente esposti a pericoli per la nostra incolumità fisica.
Un certo livello di rischio esiste quindi in ogni attività umana; il problema è di valutare quale è questo livello, decidere se è accettabile o meno, ed in caso di risposta negativa, decidere il da farsi per ridurlo a valori accettabili.
Dal punto di vista scientifico il rischio di un evento è una funzione della probabilità di accadimento e delle conseguenze dello stesso.
Si vuol dire cioè che se un certo evento ha una frequenza probabile F di 1 volta ogni 10 anni e se le sue conseguenze M sono stimabili in 50 morti, il rischio associato a quell’evento è di provocare:
R = 0,1 x 50 = 5 morti/anno
Dalla definizione di rischio come prodotto di due probabilità, deriva che lo stesso potrà essere molto piccolo, ma non potrà mai essere pari a zero (natura probabilistica del rischio).
I numeri
Ogni anno in Italia muoiono circa 550.000 persone. La gran parte di queste morti è dovuta a malattie (principalmente cardiopatie e tumori). Una quota pari ogni anno a circa il 5% dei decessi deriva invece da eventi accidentali o di violenza.
Gli incidenti in ambiente domestico rappresentano in media il 30% di tutte le morti accidentali con 8400 morti nel 1988 (quasi uno ogni ora); il numero di incidenti noto agli ospedali è ancora più impressionante con più di tre milioni di arrivi al pronto soccorso, cioè uno ogni 10 secondi.
Per avere un termine di paragone possiamo considerare che gli incidenti stradali provocano circa 9000-10000 vittime all’anno, mentre , nello stesso arco temporale, gli infortuni mortali sul lavoro sono nell’ordine di 1200-1500.
Occorre tuttavia "pesare" in un certo senso questi numeri considerando che mentre gli incidenti stradali e gli infortuni sul lavoro interessano età giovanili e presentano una buona valenza di prevedibilità e prevenzione, gli incidenti domestici nel loro complesso, essendo costituiti da un gran numero di cadute accidentali degli anziani, appaiono come un fenomeno meno controllabile.
Un dato non può tuttavia essere trascurato e cioè che, secondo i dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, nell’età infantile (0-14 anni) la prima causa di morte nei paesi sviluppati è rappresentata dagli incidenti.
I rischi domestici
Con oltre 8000 vittime all’anno per incidenti domestici l’Italia è al primo posto della graduatoria europea, con sofferenze per le persone e costi sociali ed economici enormi. A tali cifre, inoltre, dobbiamo aggiungere quelle più difficilmente stimabili derivanti dall’esposizione delle persone ad agenti inquinanti tra le mura domestiche.
Sono le lesioni traumatiche e le cadute a causare il maggior numero di morti. Percentuali minori ma sempre significative, invece, sono provocate da incendi ed esplosioni, dall’elettricità e dalle sostanze pericolose.
Incidenti domestici mortali
|
Cause |
numero |
Percentuale |
|
Fratture da cause non specificate |
4484 |
52,98 |
|
Cadute accidentali |
2961 |
34,98 |
|
Altre cause |
413 |
4,88 |
|
Incendio e fuoco |
232 |
2,74 |
|
Corrente elettrica |
80 |
0,95 |
|
Sommersione e soffocamento |
67 |
0,79 |
|
Avvelenamento da farmaci |
13 |
0,15 |
|
Macchine |
13 |
0,15 |
|
Recipienti sotto pressione |
4 |
0,05 |
|
Fattori naturali |
4 |
0,05 |
|
Totale |
8464 |
100 |
|
Traumatismi |
numero |
percentuale |
|
Frattura del femore |
3704 |
43,76 |
|
Traumi intercranici |
1436 |
19,69 |
|
Altri traumi |
1240 |
14,65 |
|
Frattura del cranio |
620 |
7,33 |
|
Altre fratture |
580 |
6,85 |
|
Traumi interni |
462 |
5,46 |
|
Ustioni |
317 |
3,75 |
|
Corpo estraneo |
105 |
1,24 |
|
Totale |
8464 |
100 |
Incidenti in ambiente domestico per classi di età, sesso degli infortunati e oggetto che ha causato l’incidente. (dati assoluti in migliaia e quozienti per 100 incidenti)
|
Causa dell’incidente |
Maschi (per classi di età) |
Femmine (per classi di età) |
totale |
Totale % |
|||||||||||
|
‹ 10 |
10-24 |
25-64 |
› 64 |
Tot. |
% |
‹ 10 |
10-24 |
25-64 |
› 64 |
Tot. |
% |
||||
|
Utensili di cucina |
9 |
21 |
64 |
13 |
107 |
12,8 |
11 |
58 |
279 |
44 |
392 |
22,6 |
499 |
19,5 |
|
|
Di cui - coltelli |
6 |
13 |
46 |
10 |
75 |
9,1 |
4 |
33 |
165 |
21 |
223 |
12,8 |
298 |
11,6 |
|
|
- pentole |
- |
4 |
2 |
- |
6 |
0,9 |
4 |
14 |
62 |
10 |
90 |
5,1 |
96 |
3,7 |
|
|
Forni e fornelli |
3 |
5 |
6 |
1 |
15 |
1,9 |
4 |
12 |
93 |
22 |
131 |
7,5 |
146 |
5,7 |
|
|
Scale mobili e fisse |
19 |
23 |
74 |
20 |
136 |
16,4 |
16 |
25 |
137 |
66 |
244 |
14,0 |
380 |
14,7 |
|
|
Pavimenti |
30 |
9 |
33 |
22 |
94 |
11,4 |
28 |
18 |
107 |
94 |
247 |
14,2 |
341 |
13,3 |
|
|
Impianto elettrico |
1 |
5 |
6 |
- |
12 |
1,4 |
- |
- |
9 |
2 |
11 |
0,6 |
23 |
0,9 |
|
|
Attrezzi da lavoro |
6 |
15 |
78 |
9 |
108 |
13,1 |
3 |
2 |
21 |
1 |
27 |
1,5 |
135 |
5,2 |
|
|
Elettrodomestici |
6 |
5 |
10 |
4 |
25 |
3,1 |
7 |
18 |
105 |
16 |
146 |
8,4 |
171 |
6,7 |
|
|
Piccoli elettrodomestici |
4 |
4 |
8 |
3 |
19 |
2,2 |
3 |
14 |
89 |
14 |
120 |
6,9 |
139 |
5,4 |
|
|
Impianti di riscaldamento |
1 |
- |
1 |
1 |
3 |
0,5 |
3 |
- |
7 |
5 |
15 |
0,9 |
18 |
0,8 |
|
|
Vetri e specchi |
4 |
8 |
11 |
1 |
24 |
3,0 |
2 |
7 |
25 |
7 |
41 |
2,5 |
65 |
2,6 |
|
|
Mobili e altre parti dell’abitazione |
32 |
11 |
21 |
7 |
71 |
8,7 |
16 |
12 |
47 |
25 |
100 |
5,7 |
171 |
6,7 |
|
|
Alimenti bollenti |
7 |
2 |
5 |
3 |
17 |
2,1 |
- |
10 |
60 |
19 |
89 |
5,1 |
106 |
4,2 |
|
|
Sostanze ingerite accidentalmente |
1 |
- |
4 |
- |
5 |
0,5 |
- |
3 |
13 |
2 |
18 |
0,9 |
23 |
0,8 |
|
|
Coperte, cuscini, abiti |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
1 |
- |
1 |
- |
2 |
0,0 |
2 |
0,0 |
|
(fonte ISTAT dic. 89 – maggio 90; dati assoluti in migliaia)
il rischio cadute
La più alta percentuale di incidenti domestici riguarda le cadute. Più precisamente, un incidente su tre è dovuto ad una caduta e si stima che anche tra le morti per incidente in ambiente domestico circa un terzo (e quindi quasi tremila ogni anno) sia dovuto alle cadute. Dunque questo rischio è molto alto e spesso gli incidenti succedono nel modo più imprevedibile, inciampando nel tappeto, scivolando sul pavimento bagnato o appena lucidato o cadendo da una scala a pioli.
Un dato curioso riguarda il fatto che, tra le cadute, circa la metà è originata da un dislivello (scale sia mobili che fisse) mentre l’altra metà è costituita da cadute su una superficie senza dislivelli. E’ interessante notare, inoltre, che tra i bambini e gli anziani prevalgono le cadute sul pavimento mentre tra gli adulti tendono a prevalere le cadute dalle scale.
Oltre ad essere molto frequenti, le cadute sono gli incidenti con le più gravi conseguenze. Occorre considerare che il 68% richiede un intervento medico, una quota abbastanza elevata pari al 39% richiede un intervento del pronto soccorso e il 15% si conclude con un ricovero ospedaliero. E’ infatti l’infortunio che più frequentemente provoca una ospedalizzazione.
|
indicatori |
Cadute sullo stesso livello |
Cadute dalle scale fisse e mobili |
Cadute da sedie |
Totale delle cadute |
Totale incidenti domestici |
|
Percentuale sul totale degli incidenti |
15,4 |
15,1 |
2,8 |
33,0 |
100 |
|
Percentuale di maschi sul tot. degli infortunati |
28,4 |
35,7 |
27,5 |
31,6 |
32,1 |
|
Percentuale di femmine sul totale degli infortunati |
71,5 |
64,2 |
72,4 |
68,3 |
67,8 |
|
Percentuale di bambini sul totale degli infortunati |
19,9 |
11,9 |
33,6 |
17,5 |
13,2 |
|
Percentuale di anziani sul totale degli infortunati |
30,8 |
26,3 |
24,4 |
26,5 |
18,8 |
|
Percentuale di adulti sul totale degli infortunati |
49,2 |
61,8 |
41,8 |
55,9 |
67,9 |
Tra gli interventi di soccorso tecnico urgente compiuti dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, quelli per incendio in appartamenti ad uso abitazione costituiscono circa il 10 per cento degli interventi per incendio svolti in totale. Nelle abitazioni, il numero annuo di decessi per incendio si aggira intorno alle trecento unità. Questi numeri sono in continuo aumento in quanto, con la crescita del benessere economico, le abitazioni hanno iniziato ad ospitare maggiori quantità di oggetti, che possono essere causa di incendio o che l’incendio lo propagano con grande facilità.
Nel caso di incendi in abitazioni, le cause più comuni possono essere:
Nella seguente tabella viene inoltre mostrata la frequenza degli incendi provocati da apparecchi elettrici utilizzatori.
|
Tipo di apparecchio |
Frequenza di incendi (per milioni di apparecchi e per anno) |
|
Televisore |
51,8 |
|
Stufa elettrica |
36,7 |
|
Lavabiancheria |
24,1 |
|
lavastoviglie |
22,2 |
|
Scaldacqua |
5,1 |
|
Cucina elettrica |
4,9 |
|
frigorifero |
3,8 |
Come comportarsi in caso di incendio
Non appena si rileva un focolaio di incendio, occorre innanzitutto mantenere la calma per poter valutare la gravità dell’incendio e adottare le modalità di comportamento ed eventuale intervento più opportune.
In caso di scoperta di un piccolo focolaio di incendio occorre:
Per incendi già sviluppati occorre:
Intervento su persone con abiti in fiamme
In caso di incendio di abiti di una persona, questa istintivamente può mettersi a correre alimentando maggiormente le fiamme.
Occorre pertanto bloccarla, distendendola per terra e coprirla con una coperta o con altri indumenti (cappotto, giacca, ecc.) bagnarla con getti d’acqua o rotolarla per terra. La coperta va stesa e rimboccata sotto il corpo per evitare il passaggio dell’aria. A spegnimento avvenuto, prestare i soccorsi del caso (trattamento ustioni, ricovero in ospedale).
Per cause legate al gas, ogni anno in Italia muoiono un centinaio di persone (statistiche del CIG – Comitato italiano gas). Sia gli incidenti mortali che quelli meno gravi possono essere ricondotti a due cause diverse, ma dipendenti entrambe da malfunzionamento o cattivo utilizzo dell’impianto a gas: l’esplosione e l’intossicazione da ossido di carbonio (CO).
Una perdita di gas che si verifichi in un ambiente chiuso (ad esempio in cucina), se non arrestata immediatamente può comportare un rischio di esplosione. Infatti, in condizioni di saturazione (e cioè, ad esempio, quando la quantità di gas rilasciato è circa il 5% del volume della cucina) un innesco può dare luogo all’esplosione. A fornire l’innesco può essere una qualunque causa, sia volontaria (accensione di un fiammifero, accensione di un interruttore) sia involontaria (ad esempio, il relè nel frigorifero, l’elettricità statica dei vestiti), e l’effetto è sempre quello di gravissime lesioni alle persone e della distruzione di muri, porte, finestre, fino al crollo di interi edifici.
Data la violenza e la velocità di quanto accade, non esiste altro modo di proteggersi dalle esplosioni che prevenirle evitando fughe di gas, verificando che tubi ed accessori siano stati installati a regola d’arte* . Diviene quindi essenziale chiedere agli installatori la dichiarazione di conformità prevista dalla legge 46/90.
Un’altra misura essenziale per la sicurezza è quella di controllare che, quando si dorme o quando la casa rimane chiusa per lunghi periodi, il rubinetto principale del gas sia chiuso: infatti, come ulteriore misura di sicurezza il gas è trattato in modo tale da essere immediatamente percepibile all’olfatto, e questo rende molto difficile che una fuga di gas divenga pericolosa se è presente e sveglia una persona nell’abitazione, che in condizioni normali avrà il tempo per bloccare la perdita (chiudendo il rubinetto del contatore) e ventilare gli ambienti.
Quando l’installatore mette in opera una stufa a gas o anche un fornello, verifica che esista una apertura di ventilazione permanente, e cioè sempre aperta. Questa apertura è necessaria per garantire un minimo ricambio d’aria, in mancanza della quale l’ossigeno presente nell’aria diminuirebbe con il tempo. Questa riduzione, tra i diversi effetti, ne ha uno chimico sulla combustione, che inizia a produrre uno dei veleni peggiori, l’ossido di carbonio (CO). Il CO, infatti, si lega all’emoglobina del sangue e gli impedisce di portare l’ossigeno ai tessuti ed al cervello ed è particolarmente pericoloso perché incolore, inodore, non irritante e letale in pochi minuti anche con concentrazioni dello 0,1%.
Come avviene per il pericolo di esplosione, l’unica misura da attuare è la prevenzione. Accorgersi che è in atto una combustione con poco ossigeno, infatti, è difficilissimo, perché il CO attenua sempre di più le capacità intellettive ed impedisce quindi di reagire. I sintomi sono un senso di sonnolenza, nausea, vomito, cefalea, palpitazioni, tremori muscolari, la colorazione accesa della pelle, astenia, fino ad una progressiva perdita di coscienza come quando ci si addormenta.
Non resta, quindi, che verificare con regolarità che le aperture di ventilazione previste dalle norme (e di cui l’installatore ha verificato la presenza) siano sempre aperte. Non è infrequente, infatti, che con il tempo siano chiuse volontariamente, perché se ne è dimenticata la funzione, o involontariamente, ad esempio a causa di nidi costruiti dagli uccelli sui camini.
Come altra misura di prevenzione, inoltre, si deve prendere l’abitudine di non addormentarsi con stufe o camini accesi.
L’elettricità è direttamente responsabile di circa il 4,5% degli incidenti domestici oltre ad essere una delle cause potenziali dello sviluppo di incendi.
Tutti sappiamo che il pericolo di folgorazione è strettamente legato al contatto con parti normalmente o accidentalmente in tensione; a tal proposito le norme CEI (Comitato elettrotecnico italiano) distinguono tra contatto diretto o indiretto.
Per contatto di tipo diretto si intende il contatto di una persona con le parti attive (in tensione) di un circuito elettrico (conduttore di fase con isolamento deteriorato, alveoli di una presa di corrente, ecc.); mentre per contatto di tipo indiretto si definisce il contatto di una persona con parti conduttrici e metalliche normalmente isolate dal circuito elettrico (p.e. involucro esterno degli elettrodomestici) o masse estranee (tubazioni metalliche) che sono andate in tensione per il cedimento dell’isolamento principale. I diversi metodi che si adottano sull’impianto per attuare le protezioni più opportune contro queste situazioni di pericolo si possono concettualmente far rientrare nelle due seguenti tipologie:
L’impianto va quindi realizzato secondo la regola d’arte, rispettando le norme CEI (Comitato elettrotecnico italiano) e la legge n. 46/90 che prevedono, tra l’altro, l’obbligo della "messa a terra" e l’installazione "dell’interruttore differenziale" (il cosiddetto salvavita). Inoltre occorre verificare che gli elettrodomestici e le apparecchiature elettriche che utilizziamo in casa siano marcati con i simboli che garantiscono la costruzione secondo le norme di buona tecnica (CE, IMQ).
I prodotti pericolosi e le piante velenose
L’igiene degli ambienti in cui viviamo è fondamentale ma la maggior parte dei prodotti pericolosi che troviamo in casa sono proprio quelli che usiamo quotidianamente per pulirla. Occorre quindi grande cautela nell’utilizzo e nella conservazione di tali prodotti al fine di evitare il contatto, l’inalazione o addirittura l’ingestione di sostanze tossiche soprattutto da parte dei bambini e degli anziani.
Rispetto agli effetti che le sostanze chimiche hanno sull’uomo vale un principio fondamentale: l’effetto, ed eventualmente il danno prodotto da una sostanza chimica dipende prima di tutto dalla dose di sostanza che l’organismo stesso ha assorbito e dalla quantità di sostanza che effettivamente raggiunge l’organo bersaglio, quell’organo cioè dove la sostanza agisce (fegato, reni, sistema nervoso, ecc.).
Gran parte delle sostanze (vapori di solventi, vapori di acidi, polveri, ecc.) vengono assorbite dall’organismo attraverso le vie respiratorie. Un’altra via di assorbimento abbastanza importante è quella cutanea, per il semplice fatto che lavoriamo con le mani ed in molti casi non le proteggiamo adeguatamente (per esempio con guanti).
L’assorbimento di una sostanza può provocare effetti acuti o cronici, ma può anche non causare alcun effetto; dipende dalla dose, cioè dalla concentrazione della sostanza e dal periodo di tempo durante il quale questa viene assorbita.
Il modo migliore per riconoscere i pericoli consiste nell’attenta lettura dell’etichetta esplicativa posta sulla confezione ove, secondo le norme di legge europee, sono riportate una serie di indicazioni.
Su di una singola etichetta, in base alle caratteristiche della sostanza, possiamo ritrovare più simboli di pericolo e diverse frasi di rischio e consigli di prudenza, secondo il seguente schema:
Etichetta tipo
|
Simbolo rischio più grave |
Frasi S Indicazioni speciali Nomi chimici |
Fabbricante responsabile |
|
Nome commerciale |
||
|
Secondo simbolo di rischio |
Massa o volume |
simboli dei pericoli insiti nell’utilizzazione della sostanza o del preparato
|
pericolo |
Simbolo |
|
Infiammabile – facilmente infiammabile (F, F+) (le sostanze ed i preparati che a contatto con l’aria, a temperatura normale e senza ulteriore apporto di energia possono infiammarsi) |
una fiamma |
|
Tossico – altamente tossico (T, T+) (le sostanze ed i preparati che per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea possono comportare rischi gravi, acuti o cronici, per la salute ed anche la morte) |
un teschio su tibie incrociate |
|
Nocivo (Xn) Le sostanze e i preparati che per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea possono comportare rischi per la salute di gravità limitata |
una croce di Sant’Andrea |
|
(le sostanze e i preparati che a contatto con tessuti vivi esercitano su di essi un’azione distruttiva) |
la raffigurazione dell’azione di un acido |
|
Irritante (Xi) Le sostanze e i preparati che pur non essendo corrosivi possono produrre a contatto immediato, prolungato o ripetuto con la pelle e le mucose una reazione infiammatoria |
una croce di Sant’Andrea |
Prodotti pericolosi presenti nelle case
|
prodotto |
tossicità |
componenti principali |
precauzioni |
|
Disincrostanti (anticalcare) |
Alta |
Acido cloridrico o solforico o fosforico o formico |
Usare guanti di gomma. Dopo l’uso chiudere bene il tappo |
|
Disgorganti (lavandini e wc) |
Alta |
Soda caustica o acido fosforico |
Usare guanti di gomma. Evitare schizzi su braccia, mani, gambe |
|
Detergenti per wc |
Alta |
Benzalconioclorulo, acido fosforico, tensioattivi |
Usare guanti di gomma e proteggere gli occhi con occhiali |
|
Medio-alta |
Ammoniaca, alcool etilico, acido cloridrico, tensioattivi |
Usare guanti di gomma. Dopo l’uso chiudere bene il tappo. |
|
|
Insetticidi (mosche e zanzare) |
Bassa |
Pietrine, cinerine |
Non aspirare, ventilare i locali dopo l’uso |
|
Insetticidi (scarafaggi e formiche) |
Medio-alta |
Carbammati, esteri organofosfati |
Non aspirare, ventilare i locali dopo l’uso |
|
Antitarme |
Alta |
Naftalina, canfora |
Non ingerire. Se a base di naftalina non inalare |
|
Smacchiatori |
Media |
Trielina, percloroetilene, acquaragia, acetone |
Usare guanti di gomma, non inalare. Usare in locali aerati |
|
Pulitori per forni |
Alta |
Soda caustica, butilglicole |
Usare guanti di gomma. Non inalare. Evitare il contatto con gli occhi |
|
candeggianti |
Alta |
Perborato di sodio o ipoclorito di sodio |
Non aspirare. Proteggere mani ed occhi |
|
Detersivi per lavastoviglie |
Alta |
Soda caustica, sali di cloro, tensioattivi |
Usare guanti di gomma. Evitare contatti con occhi e viso |
Utilizzo e conservazione delle sostanze pericolose
Altri pericoli domestici
La prevenzione degli infortuni domestici riguarda anche gli incidenti legati a sostanze che normalmente non sono pericolose (come l’acqua) ma che lo possono diventare in alcuni casi particolari. Essa si basa su semplici regole comportamentali: l’ordine in cucina, poter disporre dello spazio necessario per compiere le diverse azioni, osservare le dovute precauzioni nell’utilizzo di stufe e camini sono quelle a carattere generale. Inoltre:
Occorre infine accennare ad un altro potenziale pericolo presente nelle nostre abitazioni di cui pochi sono a conoscenza: le piante ornamentali. Alcune producono soltanto effetti locali come irritazioni, gonfiore, ulcerazioni della parte che entra in contatto con la pianta, altre sono dette a tossicità sistemica: i loro principi attivi provocano, all’ingerimento, un’intossicazione generale dell’organismo. Vediamo allora di seguito alcune delle più comuni piante velenose.
Stella di natale – Di questo bellissimo fiore è molto velenoso il succo lattiginoso che fuoriesce dal gambo. La sostanza può essere pericolosa sia per ingestione che per contatto cutaneo e soprattutto con gli occhi; occorre quindi molta attenzione nell’accudire la pianta.
Vischio e agrifoglio – Di queste piante sono tossiche le bacche, quindi attenzione ai bambini che sono attratti dalla loro forma e dal colore.
Oleandro – pianta diffusissima in tutta Italia ha rametti, foglie e fiori che contengono un potente veleno; l’ingestione di una sola foglia può uccidere un adulto. E’ quindi prudente non utilizzare questa pianta nemmeno per alimentare il fuoco del camino e a maggior ragione per fare gli arrosti.
Mandorle amare, semi dei noccioli di pesche ed albicocche – I ragazzi possono essere portati a rompere i noccioli di questi frutti per mangiarne i semi, così come per le mandorle dolci, le noci, ecc. L’intossicazione, molto grave, è dovuta alla presenza di amigdalina che a contatto con la saliva si trasforma in acido cianidrico, un potente veleno. Sono sufficienti una trentina di mandorle amare per provocare irrimediabilmente la morte.
Azalea, mimosa, rododendro, ciclamino – sono piante nocive in tutte le loro parti.
Biancospino, ginestra , geranio, garofano, gelsomino, glicine, ortensia – hanno fiori nocivi.
L’ inquinamento domestico
L’inquinamento all’interno di un’abitazione ha origine dagli oggetti di uso quotidiano: sigarette, detersivi, cosmetici, deodoranti, cere per pavimento, eccetera; basti pensare che il fumo di una sigaretta contiene circa 200 composti che vengono respirati sia da chi fuma sia da chi il fumo lo subisce passivamente e quando in una stanza fumano più persone questa si trasforma in un concentrato di veleno.
Per quanto riguarda i detersivi essi contengono composti volatili organici mentre tra le resine dei mobili in legno, nella tappezzeria, nella moquette e nei pannelli isolanti regna la formaldeide, sostanza volatile incolore, irritante per le mucose e dal forte odore che viene rilasciata nell’ambiente casalingo in due tempi: uno immediato, all’installazione dei materiali, l’altro a distanza quando le resine si deteriorano. Esistono poi contaminanti di natura biologica: virus, batteri, spore, che si annidano nella sporcizia, nei diffusori delle docce e nelle superfici di evaporazione dei frigoriferi. Vi sono persone che soffrono di allergia alla polvere della casa, allergia che può manifestarsi sotto forma di asma. In questo caso è bene allontanare tutte le sostanze che possono provocarla: eliminare tende, moquette, tappeti, peluche ed usare al posto della scopa o del piumino che sollevano la polvere, l’aspirapolvere elettrico o lo straccio bagnato.
Nella tabella sono sinteticamente raggruppati le fonti e gli agenti che concorrono in maggior misura all’inquinamento domestico.
|
fonte |
agenti |
|
Suolo (crosta terreste) |
Radon (radioattività) |
|
Materiali da costruzione |
Radon, absesto, fibre minerali |
|
Rivestimenti in legno |
Pentaclorofenolo, altri antiparassitari |
|
Materiali isolanti |
Absesto, fibre minerali, composti volatili organici |
|
Apparecchi per la combustione |
Ossido di carbonio |
|
Detergenti spray |
Composti volatili organici, fluorocarburi |
|
Condizionatori |
Batteri, virus, funghi |
|
Residenti, animali, piante |
Batteri, virus, funghi, escrementi, parassiti |
|
Fumo di sigaretta |
idrocarburi policiclici, composti volatili organici |
|
acqua |
Cloro, radon, composti volatili organici |
Tra tutte queste sostanze dannose vogliamo soffermarci sul radon: gas incolore, inodore ed inerte che si trova nella crosta terrestre, nelle falde idriche, nelle rocce e riesce a penetrare nelle nostre case attraverso i materiali edili oppure attraverso le condotte idriche, perché si lega facilmente con l’acqua. L’inalazione di forti concentrazioni di radon è pericolosa e danneggia i tessuti polmonari. Secondo alcune ricerche l’esposizione prolungata a questa sostanza contribuirebbe alla formazione di tumori. In particolare nel bagno la concentrazione di radon portato dall’acqua, favorita dal caldo umido, può essere anche 40 volte superiore a quella delle altre stanze; è importantissimo perciò assicurare all’ambiente un buon ricambio di aria.
Altri locali naturalmente predisposti alle infiltrazioni di radon sono gli interrati, i seminterrati e i piani terreni, quando sono in contatto diretto con il terreno sottostante andrebbero sempre ben ventilati in modo da evitare il ristagno dell’aria.
Il rischio per i bambini
I bambini sono tra le persone più esposte ai rischi domestici, sia perché in casa passano gran parte del tempo, sia per le loro particolari propensioni ad esplorare il mondo che li circonda.
Per mitigare le conseguenze di questi incidenti, come si è cercato di evidenziare, si deve ricorrere a una corretta collocazione delle sostanze e dei prodotti pericolosi (al di sotto dei cinque anni la proporzione degli avvelenamenti è piuttosto rilevante), ma anche ad una continua sorveglianza in luoghi critici. In particolare, fino ai quattro anni di età non si deve mai lasciare solo un bambino nella vasca da bagno, ed analoghe accortezze devono essere seguite in cucina, dove la presenza del fuoco e delle pentole mette a rischio la vita del piccolo, o in locali con presenza di scale.
Altrettanta cautela, infine, deve essere tenuta nell’evitare che i bambini possano raggiungere fiammiferi, accendini ed altri oggetti che sviluppano una fiamma, mentre, per gli impianti elettrici dovrebbe essere sufficiente controllare che non utilizzino attrezzi in grado di superare le barriere di sicurezza che le normali prese e gli interruttori garantiscono.
Come si caratterizzano gli incidenti dei bambini?
Innanzi tutto occorre osservare che essi costituiscono l’unico gruppo di infortunati in cui si registra una prevalenza di maschi.
Le cadute rappresentano una causa di incidente domestico frequente in questa fascia di età.
I traumi più comuni sono le ferite mentre le fratture oscillano dal 5,5% nei bambini molto piccoli (0-4 anni) al 17,9% (valore superiore alla media) dei bambini più grandi (10-14 anni). Un elemento fortemente caratterizzante di questi infortuni è la quota di casi con lesioni alla testa che nei bambini da 0 a 4 anni rappresenta la metà degli incidenti.
Infine si osserva che gli incidenti infantili fanno registrare percentuali più elevate di casi con visite al pronto soccorso ma molto più basse della media in termini di ricoveri ospedalieri e di conseguenze limitative sulle attività quotidiane.
Gli incidenti a scuola



